LIBRI DA MASTICARE

“Ivo Folli entrò nello studio e vide che c’era il dottor Bello”

A cura di Antonello Saiz – libraio e blogger

Ha avuto parecchia risonanza questa singolare iniziativa di una rubrica di letteratura sul sito di uno studio odontoiatrico. Del resto, stimolare la lettura attraverso “Libri da masticare, vale a dire attraverso romanzi che, in qualche modo, hanno a che fare con i denti, ha lo scopo di sensibilizzare, attraverso i libri, l’importanza della salute e poi anche e soprattutto di promuovere la lettura, portando i libri fuori dai soliti e abituali contesti. La lingua batte dove il dente duole … e un libro, poi, arriva a consolare, a dare conforto. C’è uno scrittore italiano molto bravo, e che si ricorda poco, morto nel 2015 e che si chiama Manlio Cancogni. Autore di tantissimi romanzi di successo, tra i quali “La linea del Tomori”, “Allegri, gioventù”, “Quella strana felicità”, “Il genio e il niente”, “Azorin e Mirò”, nel 1957 per Einaudi aveva pubblicato “L’Odontotecnico” nella mitica collana I Coralli. Un libro che andrebbe riscoperto e ripubblicato assolutamente. A fare da sfondo alla vicenda narrata è la Grande Storia, quella con la esse maiuscola. La vicenda si svolge, infatti, tra il fatidico 25 luglio del ’43 e la Liberazione: una storia umana inserita nella tragedia collettiva della guerra, di cui riproduce ritmo e violenza. Ivo Folli, fascista riottoso, è un odontotecnico che di fatto svolge la professione di dentista. Privo di un idoneo titolo di studio, è costretto a stipendiare un medico vero, un prestanome cui lo studio è intestato, che ozia tutto il giorno senza fornire alcun aiuto materiale. Per liberarsi da questa onerosa schiavitù, il Folli decide di conseguire il diploma di scuola superiore, che gli consentirebbe di esercitare da solo senza bisogno di intermediari. Si oppone a questo suo progetto l’antifascista professor Querini, che persegue la bocciatura dell’odontotecnico come un atto di lotta politica.Impedire al Folli di conseguire il diploma diviene così l’ossessione del professore, convinto che si tratti di un atto necessario, partigiano: l’Italia che rinasce va depurata dagli individui come il Folli, usando il mitra o, se necessario, la carta bollata. Intorno ai due contendenti si muovono gli altri personaggi, come il preside Guardone, il capitano Zito e gli antifascisti di Canevara. Un tema ricorrente delle opere di Cancogni è la guerra e gli anni della guerra, e da buon giornalista, quale era, anche in questo romanzo il suo scopo principale sembra essere perseguire la ricerca della verità, senza fare sconti e tratteggiando, indifferentemente, difetti e meschinità di repubblichini e partigiani. Il giornalismo pungente e controcorrente con cui lavora, lo porta a immergersi con spirito critico anche nella scrittura di romanzi dove la provincia è protagonista con le sue pochezze e i suoi gesti rivoluzionari piegati alla logica dell’utile e del vantaggio personale. Con tono beffardo e grottesco guarda ai suoi personaggi catapultati con crudezza dentro storie di piccinerie mentre drammaticamente si consumano passaggi di Storia nazionale. La dimensione quotidiana della vita e il ritratto psicologico profondo dei personaggi ricorda qui il miglior Fenoglio.

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